Aree di intervento / AMERICA LATINA

BRASILE

Il Brasile è il più grande paese dell’America Latina, il quinto al mondo per estensione.
Confina con 10 paesi: a nord con Colombia, Venezuela, Guyana Francese, Suriname e Guyana, a sud con Uruguay, a ovest con Argentina, Paraguay, Bolivia e Perù, a est si affaccia sull’Oceano Atlantico. E’ il quinto paese più popolato al mondo, la sua popolazione si concentra maggiormente nella zona costiera e nell’entroterra del centro-sud (soprattutto nello Stato di São Paulo).


POPOLAZIONI

Il Brasile è un paese multietnico, una mescolanza tra le popolazioni indigene sopravvissute allo sterminio dei colonizzatori europei, le popolazioni nere e quelle europee.

Il popolo brasiliano discende difatti dagli indios (chiamati così dai primi esploratori portoghesi che pensavano di aver raggiunto le Indie Orientali), dagli europei (i colonizzatori), dagli africani (gli schiavi che venivano portati dall’Africa) e dagli asiatici.
Questa mescolanza etnica differenzia il Brasile dai paesi vicini, insieme alla lingua: è l’unico paese dell’America Latina dove si parla portoghese, lingua ufficiale.

Prima dell’arrivo degli europei i popoli indigeni (povos indígenas brasileiros) abitavano il paese divisi in diversi gruppi, erano tribù semi-nomadi che vivevano di caccia, pesca e agricoltura. Molte delle circa 2000 tribù furono sterminate dai colonizzatori (da 6 milioni di individui nell’epoca pre-colombiana, si passò a circa 100.000 nel 1950), mentre le altre tribù si amalgamarono con il popolo brasiliano.

Gli indios rimasti modificarono il loro stile di vita per sopravvivere ed iniziarono ad avere rapporti commerciali con i coloni. Solo alcune tribù si isolarono nelle regioni dell’Amazzonia conservando la propria identità culturale. Con gli anni vennero create delle leggi speciali per la tutela degli indios, con la creazione di riserve dove questi potevano vivere.

In Brasile gli afrodiscendenti, gli afro-brasiliani, costituiscono gran parte della popolazione. Nonostante ciò sono i più discriminati, insieme agli indios.
L'eredità lasciata loro dall'epoca coloniale stenta a cambiare, risentano ancora dei “lasciti” della schiavitù, i neri e i mulatti fanno spesso lavori manuali e vengono impiegati nella mansioni più gravose.

I tentativi per l’integrazione nella vita sociale hanno consentito una crescita dell’alfabetizzazione tra i neri ed un loro accesso preferenziale agli studi superiori. Difficile trovare professori universitari di colore, e ancora troppo basso è il numero degli afrodiscendenti nelle università.
Il potere di comando rimane in mano ai bianchi, che continuano ad occupare i più alti incarichi in politica ed economia.


STORIA

Prima dell'arrivo degli europei le popolazioni indigene vivevano raggruppate in villaggi e tribù, sia lungo la costa che nell'interno.

Ufficialmente il Brasile fu scoperto dal navigatore Pedro Alvares Cabral nell'aprile del 1500, quando approdò a Santa Cruz de Cabràlia, nello stato di Bahia.

Invasione e colonizzazione: i portoghesi al loro arrivo trovarono un popolo che poterono assoggettare facilmente. L’interesse iniziale non era legato alla costituzione di un impero coloniale, ma al commercio, soprattutto di materie prime.
I primi a comprendere l'importanza strategica dei territori brasiliani in senso più ampio furono francesi e spagnoli, che tentarono più volte di occupare quelle terre.
In base al Trattato di Tordesillas (7 giugno 1494), il nuovo territorio fu ufficialmente incluso nell’area d'espansione territoriale del Portogallo, divenendo così una colonia portoghese.

La prima struttura politica ed amministrativa furono le Capitanias, cioè concessioni terriere di tipo feudale date dal sovrano ad un nobile, al quale venivano assegnati pieni poteri sulla terra, con l'obbligo di pagare un tributo al sovrano.

Governatorato portoghese: nel 1549 Giovanni III fu costretto a costituire un governo centrale: nominò un governatore generale e stabilì la capitale della colonia a Salvador.
I governatori si dimostrano degni del loro compito e riuscirono a respingere i tentativi di infiltrazione delle altre potenze europee, soprattutto dei francesi.
Nel 1567 fu fondata la città di Rio de Janeiro.
Durante questo periodo ebbe inizio la schiavitù, prima quella degli indigeni, poi quella delle popolazioni africane, già utilizzate dai portoghesi nella madre patria. Nello stesso secolo cominciarono anche le prime esplorazioni dell'interno del Brasile, ad opera soprattutto dei cosiddetti bandeirantes.
I tassi di mortalità degli schiavi, impiegati soprattutto nella produzione della canna da zucchero e nell'estrazione dell'oro, erano altissimi. Alcuni schiavi scapparono dalle piantagioni e cercarono di stabilire nuovi insediamenti, detti quilombos.
Questi insediamenti vennero quasi tutti smantellati da truppe private e governative.

Gli africani divennero comunque una parte significativa della popolazione brasiliana e, molto prima della fine della schiavitù, avvenuta nel 1888 (legge aurea promulgata dalla principessa Isabella), iniziarono a fondersi con la popolazione di origine europea.

Passaggio alla Spagna: nel 1580 il Brasile passò, insieme con il Portogallo, sotto il dominio spagnolo fino al 1640. Durante questo periodo dovette difendersi con le proprie forze dalle insidie di inglesi, francesi e olandesi.
Particolarmente dura fu la lotta contro l'invasione degli olandesi, che si stabilirono nella regione Nordeste, fondando la colonia di Nuova Olanda.
Il dominio spagnolo portò all’acquisizione di una coscienza nazionale ed all'apertura di nuovi orizzonti. Nel frattempo i Gesuiti erano arrivati nel paese per convertire gli indigeni, mentre gli abitanti della zona di San Paolo si diedero alla ricerca di nuove terre e di mano d'opera per le loro piantagioni.

Ritorno al Portogallo: un conflitto tra le due correnti fu inevitabile quando i paulisti (residenti di São Paulo) arrivarono ai confini dell'attuale repubblica del Paraguay, dove i Gesuiti avevano fondato delle colonie autonome di Indios, per sottrarli alla schiavitù. I tentativi paulisti di asservirli fallirono e quindi si rivolsero verso il bacino del Paraná.
Nel 1763 la capitale del Brasile fu spostata a Rio de Janeiro.

Riparo dei reali portoghesi in Brasile:  nel 1808, quando Napoleone conquistò il Portogallo, i regnanti si rifugiarono in Brasile, a Rio de Janeiro. Qui il re João VI svincolò le industrie dai limiti e dai controlli di cui erano gravati ed aprì i porti al traffico con l'estero, facendo rifiorire il Brasile e soddisfacendo gli interessi indipendentisti.
Nel 1816 conquistò anche l'attuale Uruguay, che divenne una provincia brasiliana.

Indipendenza: caduto Napoleone, il re tornò in Portogallo e il Brasile (a seguito del Congresso di Vienna) divenne un regno all’interno dello Stato portoghese. Rio de Janeiro oltre ad essere la capitale assumeva anche lo stato di Corte, e le capitanerie (capitanias) vennero chiamate Province (oggi sono gli stati del Brasile). Fu durante questo periodo che iniziarono le tensioni con il Portogallo, che voleva ridurre i privilegi acquisiti dal Brasile e trasformarlo nuovamente in una provincia controllata direttamente dal Portogallo.
L’allora principe del Brasile Pedro I si oppose, con il sostegno dall'intera popolazione, e il 7 settembre 1822 proclamò l’indipendenza del Brasile.

Primo Impero (Primeiro Reinado): dopo l’indipendenza il Brasile divenne una monarchia costituzionale. Pedro I fece redigere una costituzione in base alla quale l'imperatore aveva il potere di sorvegliare gli altri tre poteri e soprattutto il potere legislativo. I brasiliani si rivoltarono, ed il 7 aprile 1831 costrinsero Pedro I ad abdicare in favore del figlio Don Pedro de Alcantara (Pedro II), che allora aveva solo 5 anni.

Il periodo della reggenza: fu caratterizzato insurrezioni liberali e popolari contro la politica dei diversi reggenti, che affiancavano Don Pedro. Nel 1840 fu dichiarato maggiorenne con due anni di anticipo ed eletto imperatore col nome di Pedro II.

Secondo Impero: Pedro II fu un sovrano colto e un abile politico, seppe imporre una politica di espansione economica, favorevole all'aristocrazia terriera, che intraprese su larga scala la coltivazione del caffè. Curò molto la politica estera, cercando l'amicizia con altri paesi, ma non riuscì a guadagnarsi quella dell'Inghilterra, che giunse persino a bloccare i porti brasiliani.
Il Brasile entrò in conflitto con l'Argentina, per assicurare l'indipendenza all'Uruguay, indipendenza che venne riaffermata, con vantaggi territoriali per il Brasile.

Repubblica: il contrasto tra il nord, retrogrado e sonnolento ed il sud, liberale e attivo, determinò forti problemi politici. Nel sud nacquero circoli politici liberali che miravano ad ottenere nuove strutture statali.
Nel 1889 fu imposto all'imperatore di ritirarsi e, poiché egli non oppose resistenza, il Brasile si trasformò pacificamente in una repubblica, che prese il nome di Repubblica Federale del Brasile. Con la nuova costituzione repubblicana fu creato uno stato laico e federale.
In questo periodo il sistema economico del Brasile poggiava soprattutto sull'esportazione del caffè, coltivato nella zona di São Paulo e sulla produzione di latte, nel Minas Gerais, tanto che la politica di questi anni fu definita come la politica del caffellatte.

Verso la fine del XIX secolo il caffè divenne il primo prodotto di esportazione del paese superando lo zucchero, e favorendo così una grande crescita economica. Tuttavia in seguito ci fu un crollo dei prezzi del caffè e una conseguente depressione economica alla quale fecero seguito violente agitazioni sociali.

Prima guerra mondiale: nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, il Brasile era incontestabilmente la principale potenza dell'America Latina, il governo brasiliano decise di restare neutrale, cambiando posizione solo all'ingresso nella guerra degli USA e schierandosi contro gli "Imperi centrali".

Il Brasile dette un importante contributo alla vittoria delle forze alleate.
Alla guerra seguì un breve periodo di prosperità economica a cui subentrò uno di crisi.
La chiusura dei mercati europei, il crollo del prezzo del caucciù e soprattutto del caffè (1929), provocarono una profonda modifica nel sistema di governo, in quel periodo ci fu la nascita delle prime forze comuniste. Questa situazione portò il Brasile quasi alla rovina, finché, il capo dei liberali, Getúlio Vargas costituì un governo provvisorio e dittatoriale: il suo scopo era colpire i signori delle province e le loro clientele ed attuare una completa centralizzazione del potere stroncando le tendenze autonomistiche locali.

Seconda guerra mondiale: l'inizio della seconda guerra mondiale vide il Brasile combattere con gli alleati. A Vargas succedette il generale Enrico Dutra, candidato del partito social-democratico.
Nel 1946 fu adottata una nuova costituzione democratica e federalista.
Tra il 1950 e il 1960 si affermò una fase di prosperità nell'ambito dei governi democratici. Nel 1950 fu rieletto Vargas, al quale venne imposto un programma democratico, e pur mantenendo gli impegni presi, diede alla sua politica un carattere nazionalistico. Ciò scatenò una campagna di protesta degli avversari politici, che culminò con il suicidio di Vargas nel 1954.
Gli succedette alla presidenza J. Cafè Filho , seguito da Juscelino Kubitschek. Quest’ultimo dedicò ogni sforzo all'industrializzazione del paese e fece costruire sull'altopiano di Goias la città di Brasilia (che divenne capitale il 21 aprile 1960).
A Kibitschek seguì Janio Quadros che adottò una politica interna austera, mentre sul piano internazionale affermò l'indipendenza della politica estera brasiliana. Il suo sistema di governo venne aspramente criticato, tanto da costringerlo alle dimissioni dopo solo sette mesi.

Nell'autunno del 1961 fu sostituito da Jao Goulart che venne affiancato da un consiglio di ministri responsabile di fronte al governo. Dal 3 gennaio 1963 Goulart riebbe i pieni poteri.

Governi militari: dopo un colpo di stato, il potere venne assunto dal generale Castelo Branco. Nell'ottobre 1966 il Congresso Federale brasiliano elesse presidente della repubblica il maresciallo Arthur Da Costa e Silva, che si insediò il 15 marzo 1967, rimanendo al potere fino al 1969.
Venne sostituito alla presidenza da Emilio Garrastazu Medici (1969-1974). Una crisi petrolifera mondiale segnò la fine, nel 1974, del boom economico brasiliano; nel frattempo venne eletto presidente della repubblica Ernesto Geisel (1974-1979).

Ritorno alla democrazia: nel 1979 alla presidenza arriva João Baptista Figueiredo (1979-1985). Con l’elezione di Tancredo Neves (1985), il governo tornò ai civili; il ritorno alla democrazia fu scosso dalla morte improvvisa del neoeletto presidente, al quale succedette il vicepresidente (1985-1989). Questi fece approvare un emendamento per l'elezione del presidente della repubblica a suffragio universale diretto (fino ad allora gli analfabeti erano esclusi dal voto).
Il nuovo governo ha comunque cercato di fronteggiare la grave situazione socio-economica, deliberando il piano per la riforma agraria (ottobre 1985). Questa doveva, entro il 1989, portare alla distribuzione di 43 milioni di ettari di terreno appartenenti allo stato, al fine di creare un vasto ceto di piccoli proprietari terrieri. La riforma incontrò però l'opposizione, anche armata, dei latifondisti.
La nuova costituzione (1988), oltre alla riforma agraria, prometteva ingenti spese sociali. In questo anno fu assassinato Chico Mendes, capo del sindacato dei lavoratori della gomma.

Storia recente: Fernando Collor de Mello (1989-1992) vince le prime elezioni completamente democratiche.
Il governo vara programmi economici per ridurre l’inflazione e la povertà (1990).
Nel 1992 si svolge a Rio de Janeiro il summit mondiale ambientale, il presidente Mello è costretto alle dimissioni in quanto accusato di corruzione, viene sostituito ad interim dal vicepresidente Itamar Franco (1992-1994) (attuale ambasciatore del Brasile in Italia, 2004).
L'elezione a presidente di Fernando Henrique Cardoso (1995-2003) porta ad un piano di stabilizzazione monetaria che ferma l'iperinflazione del 1994-1995;
il Congresso si oppone ad una modifica della Costituzione, ma approva la privatizzazione dei monopoli chiave.
Una nuova crisi economica impone la svalutazione del real nel 1999.
Nel gennaio del 2003, viene eletto a presidente della Repubblica Luiz Inácio da Silva, detto Lula, quest'anno alla scadenza del suo secondo mandato.