Aree di intervento / AFRICA
BURKINA FASO

Il Burkina Faso, che significa “il paese uomini integri”, prima del 1984 era denominato Alto Volta. Si trova nel cuore dell’Africa occidentale e confina con Mali, Niger Benin, Togo, Ghana e Costa D’Avorio. E’ privo di sbocchi sul mare, ma a sud è attraversato dai due principali rami del fiume Volta. La parte nord del paese è semidesertica, è il così detto Sahel, al centro troviamo la savana e a sud le foreste. Nel paese non ci sono rilievi montuosi importanti.
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Il Burkina Faso è uno tra i paesi più poveri del mondo, anche a causa delle condizioni climatiche, infatti il paese è soggetto a desertificazione dovuto ai frequenti periodi di siccità. La stagione secca in Burkina Faso va da ottobre a maggio, i restanti mesi dell’anno (giungo, luglio agosto e settembre) sono caratterizzati da precipitazioni brevi ma intense che caratterizzano l’unica stagione delle piogge nell’arco dell’anno.
POPOLAZIONI
Il Burkina Faso con i suoi 12 milioni di abitanti conta una delle più alte densità dell’intera Africa (274.200 abitanti per kmq.). Su questo territorio coabitano circa 60 etnie diverse i cui maggiori gruppi etnici sono rappresentati da:
Mossi: essi rappresentano il 48% dell’intera popolazione, suddivisi a loro volta tra musulmani, cristiani e animisti. Essi occupano tutta la pianura centrale del Paese da Tenkodogo a Ouahigouya, passando per Ouagadougou. Sono principalmente agricoltori e vivono in case di forma circolare unite da un muro.
Peul: essi spartiscono il loro territorio con i Bella e i Touareg nel nord del Paese.
Gourmantché: essi rappresentano soltanto il 5% della popolazione e vivono nella parte orientale del Paese. Anch’essi animisti, utilizzano la sabbia come mezzo di studio delle divinità.
Gourounsi e i Cassena: essi vivono a sud-est della pianura Mossi, fino alla frontiera con il Ghana. Sono principalmente agricoltori e le loro donne si occupano della bellezza esteriore delle loro dimore, abilità propria soprattutto delle donne Cassena nel dipingere a motivi policromi la facciate delle case. Essi condividono il loro territorio con i Bissa (che sono presenti in Italia in particolare al sud, in cui si trova una grande comunità, dedita soprattutto alla raccolta di pomodori, capita sovente di incrociarli negli aeroporti o sugli aerei), conosciuti come i più grandi produttori e consumatori di arachidi del Paese.
Lobi, Gan e Dagari: essi si sono mantenuti di fede esclusivamente animista fino ai giorni nostri, rappresentano il 7% della popolazione e abitano il sud del Paese nei pressi della frontiera con il Ghana e la Costa d’Avorio. Le loro donne sono abili lavoratrici dell’oro e dotate ceramiste. I Gan arrivarono dal Ghana (loro Paese di origine) quando l’impero Astanti raggiunse il massimo splendore. Si distribuirono a poco a poco nella regione e diedero origine a gruppi etnici secondari come i Lobi, i Dagara, i Djan, i Birifor e altri ancora. Possiamo affermare che i Gan rappresentano la minoranza etnica più pura del Paese poiché non subirono alcuna influenza da parte di altre etnie. Restarono a lungo sospettosi e gelosi della propria cultura tanto da divenire una regione-frontiera tra le tre grandi potenze: il regno Mossi, l’impero Mandinga e l’impero Ashanti.
Bobo, Bobo Fins, Bouaba, Samo e Dioula: essi abitano la regione ovest del Paese (Bobo Dioulasso, Houndé…). Quasi esclusivamente animisti, con una piccola minoranza musulmana e cristiana, essi si dedicano all’agricoltura poichè il territorio da loro occupato è il più umido del Paese.
Gouins, Trouna, Sénoufo: Vivono nella regione di Banfora e Kénédougou verso la frontiera del Mali e della Costa d’Avorio. (più del 40%).
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STORIA
A partire dal XII secolo si insediarono nel territorio popolazioni provenienti dal nord che avevano strutture politiche evolute e che formarono gli stati. Queste popolazioni erano i Mossi.
Questo popolo di guerrieri e conquistatori, occupò la parte centrale e settentrionale del paese e sottomise le popolazioni pre-esistenti, creando uno stato. Secondo la leggenda l’antenato dei Mossi, era Ouedraogo (che significa stallone), nato dall’unione tra la principessa guerriera Yennega e Mandè, il cacciatore solitario d’origine Mandinga che la soccorse quando il suo cavallo si era imbizzarrito.
I Mossi fondarono l’attuale capitale del Burkina Faso: Ouagadougou, dove attualmente vive l’imperatore, che è la posizione più alta della società dei mossi. Il Moré è ancora oggi una delle lingue più diffuse nel paese. Numerose le etnie occuparono varie zone del paese, alcune di queste introdussero la religione musulmana. I burkinabè sono per metà di fede islamica e il 30% cristiana, i restanti appartengono alle religioni africane di tradizione animista.
La questione religiosa non si pone allo stesso modo che in Europa, dove la religione maschera differenze profonde tra gli europei e gli stranieri. In africa, invece musulmani e cristiani appartengono tutti a un ramo principale costituito dalla cultura tradizionale africana alla quale poi si è sovrapposta la religione cristiana e musulmana.
A partire dal 1800 alcuni esploratori europei arrivarono nel paese: inizialmente venivano visti come esseri superiori, sia a causa delle loro conoscenze tecnologiche, sia per l’ arrivo dal mare, oltre il quale si pensava non esistesse nulla.
Alla fine dell’800 i francesi colonizzarono il paese e nel 1919 fondarono la colonia autonoma dell’Alto Volta con capitale a Ouagadougou, che significa “il luogo nel quale le persone ottengono onore e rispetto” (originariamente wogodog, l’attuale versione è francesizzata). I francesi consolidarono la loro struttura amministrativa e imposero il lavoro forzato alla popolazione locale per la realizzazione di infrastrutture, strade, edifici amministrativi, scuole, strutture sanitarie. Istituirono inoltre la coltivazione su vasta scala del cotone con campi collettivi obbligatori.
Nel 1932 la colonia dell’Alto Volta venne soppressa e il territorio suddiviso tra le colonie confinanti per poi essere ricostituita nel 1947.
Durante la Seconda Guerra Mondiale venne incentivato il reclutamento e sono molti furono gli africani che persero la vita nel conflitto. Sotto il falso appellativo di “fucilieri senegalesi” molti burkinabè persero la vita in nome della Francia.
Dopo la guerra le rivendicazione della popolazione portò all’abolizione del lavoro forzato (1946). E’ in questa fase che emerge un sentimento di identità nazionale.
Il re Mossi, Moro-Naba Kom II si fece portatore di questo sentimento e venne fondato il partito dell’Unione per la difesa degli interessi voltaici.
Negli anni successivi la Francia mise in atto un processo di democratizzazione con la partecipazione di rappresentanti locali. Ciò portò a forti lotte e contrasti interni, sia tra i vari partiti politici, sia tra il potere tradizionale (il re Mossi) e il potere politico.
L’Alto Volta ottenne l’autogoverno, diventando una repubblica e nel 1960 fu proclamata l’indipendenza.
L’indipendenza non comportò una totale rottura con la Francia, ma fu accompagnata da accordi di cooperazione. Un centinaio d’anni di colonizzazione hanno destinato il Burkina Faso, come del resto gli altri stati africani, a un preciso ruolo “non produrre nemmeno un ago, ma solo, materie prime” il che equivale a spogliare un intero continente. Come per molti stati africani, l’indipendenza del paese creò una situazione di forte instabilità politica, caratterizzata da una serie di colpi di stato, avvenuti sempre con un minimo di morti, una specialità del Burkina Faso, che sono fieri di rivendicare.
Fino al 1983 si alternarono periodi di governo democratico a periodi di governo militare. A seguito di un colpo di stato prese il potere il capitano Thomas Sankara, il quale attuò una politica estremamente progressista caratterizzata da grandi riforme sociali ed economiche. In soli 4 anni incrementò notevolmente il tasso di scolarizzazione e migliorarono le strutture socio-sanitarie, vennero costruite dighe per l’irrigazione dei campi e riassestate le finanze pubbliche attraverso una severa riduzione degli sprechi e una lotta alla corruzione e ai favoritismi.
Peraltro, nel corso del suo mandato politico, il presidente Sankara si dimostrò sensibile e attento alla promozione e all’emancipazione della donna all’interno della società civile e, al tempo stesso, attua una politica di disarmo in favore del benessere sociale, opponendosi al pagamento del debito del Fondo Monetario Internazionale e al saccheggio delle risorse naturali da parte delle multinazionali.
Le infrastrutture vennero potenziate e l’obbiettivo minimo di acqua, cibo e casa per tutti venne perseguito con ottimi risultati.
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L’Alto Volta viene rinominato Burkina Faso (il paese degli uomini integri) in lingua more e in lingua bamanankan parlate rispettivamente dall'etnia Mossi e dall'etnia Dioula.
Tutti i settori dell’arte e della cultura vengono fortemente incentivati, rivalutando le tradizioni e le conoscenze proprie del paese, restituendo così dignità a coloro che ancora vivevano con un senso di inferiorità rispetto alla cultura occidentale degli ex-colonizzatori.
Ma il governo di Sankara si era spinto troppo oltre ingenerando forti malcontenti tra coloro che non condividevano la sua politica intransigente di autonomia e socialismo. Il periodo delle “grandi speranze” terminò tragicamente nel 1987 con l’ennesimo colpo di stato per mano del miglior amico e compagno di Sankara, l’attuale Presidente dello stato del Burkina Faso, Blaise Compaoré.
Ad oggi il Burkina Faso si definisce una Repubblica Democratica ma, in realtà, nasconde un “colonialismo” molto più subdolo e pregnante di quello della prima epoca coloniale. Un colonialismo non più militare ma economico, che relega il Burkina Faso a uno dei paesi più poveri al mondo nell’Indice di Sviluppo Umano, ove permangono grandi disparità e contraddizioni interne, nonché forti condizionamenti da parte dei grandi potenze occidentali.
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CULTURA BURKINABE’
In Burkina Faso ci sono più di 60 gruppi diversi e ogni gruppo etnico ha la propria arte, ma le tradizioni artistiche dei Mossi, dei Bobo e dei Lobi sono le più famose.
I Mossi sono noti per le loro maschere di antilope incredibilmente alte (più di 2 m) e dipinte di rosso o bianco. Queste maschere vengono indossate durante i funerali e i lavori di raccolta e conservazione di alcuni frutti.
Le maschere dei Bobo sono invece a forma di grandi farfalle, dipinte a strisce rosse, bianche e nere, usate per invocare la divinità Do nelle cerimonie della fertilità.
I Bobo in realtà dispongono di tantissime maschere dai tratti animaleschi, ma quelle a forma di farfalla sono le uniche indossate da tutti.
La tradizione dei Lobi è tra le più vive dell'Africa, compresi i riti d'iniziazione dyoro per i giovani maschi. L'arte dei Lobi è molto rinomata: le incisioni in legno sono simboli a protezione della famiglia.
Il Burkina Faso ha avuto un ruolo trainante per la rinascita dell'arte e della cultura africane.
Le attività culturali sono incentivate dagli organismi statali e dalle organizzazioni private. Le due più importanti manifestazioni di livello internazionale sono il “Fespaco” Festival panafricano del cinema e il “SIAO” Salone internazionale dell’artigianato dell’Africa dell’Ovest. Entrambe le manifestazioni si svolgono nella capitale ogni due anni.
Il Fespaco esordì umilmente nel 1969, ma da allora è cresciuto fino a diventare in Africa occidentale un evento fondamentale per la diffusione della cultura cinematografica africana.
La maggior parte delle attività culturali tradizionali si svolgono quasi completamente negli 8000 villaggi del paese, dove vive circa il 90% della popolazione, composta da agricoltori e allevatori. Anche le piccole città conoscono un’intensa attività culturale. Uno degli aspetti che caratterizzano la cultura burkinabè, è la Parenté à plaisanterie (parentela per scherzo) in moorè RAKIRE’: è una pratica sociale diffusa in tutta l’africa occidentale, che autorizza e talvolta obbliga, i membri di una famiglia o di un’etnia a prendersi in giro o a insultarsi senza alcuna conseguenza, questo confronto verbale è in realtà un ammortizzatore sociale praticato da tutti, non tiene conto della gerarchia sociale e istituzionale, spesso è legato a cicli naturali es. i giorni di luna piena. Può essere considerato a tutti gli effetti, un collante sociale, che unisce anziché dividere famiglie ed etnie, potremmo dire un’occasione culturale da prendere ad esempio.



















