Comunicato sui tragici avvenimenti di Firenze

Innanzitutto diamogli un nome, perché basta dire che sono morti due senegalesi, due ambulanti, due “vù cumprà”, qualcuno “dei loro”.
Sono stati uccisi Samb Moudu, che aveva 40 anni, e Diop Mor, che aveva 54 anni.
Poi chiediamo perdono perché “qualcuno dei nostri” li ha uccisi anche se verrebbe da dire, come Don Milani nel suo libro “L’obbedienza non è più una virtù”, che nostri compatrioti non sono solo quelli che sulla carta d’identità hanno scritto “cittadinanza italiana” ma sono quelli che hanno scelto l’Italia per la loro vita, che vivono secondo la  giustizia e la solidarietà che la nostra Costituzione proclama dai suoi articoli  e contribuiscono con il loro lavoro e la loro attività a fare più bella e più ricca l’Italia.
Poi diamo una risposta ai senegalesi che ieri a Firenze urlavano sgomenti: “Non si può morire così”.
Il peccato più grande sarebbe relativizzare quello che è successo è archiviare in fretta tutto come il gesto di un folle.
Certo, Gianluca Casseri era un folle ma ha seguito un lucido piano con obiettivi ben determinati  che sappiamo bene avere un retroterra culturale fatto da idee che finiscono per essere pazze ma che partono da considerazioni di intolleranza che trovano molto seguito e che sono sostanzialmente la paura del “diverso” e la volontà di non confrontarsi con l’altro.
L’episodio di Firenze è un vero e proprio atto terroristico che lancia un messaggio di odio e intolleranza razziale e che vuole far fallire ogni pacifica convivenza.
Il peccato più grande sarebbe allora  lasciare che il sangue di Samb e di Diop sia scorso invano; i martiri sono coloro il cui sangue diventa fecondo e, al contrario di quanto volevano i violenti e gli assassini di ogni epoca, continua a parlare e ad operare una realtà diversa.
Stringiamoci allora alla comunità senegalese e facciamo sentire loro la nostra solidarietà e continuiamo ad operare per un’Italia migliore di quella che tutti i Casseri vorrebbero imporci.
Un’Italia dove si riconosce che il 10% del P.i.l. è prodotto dal 7% degli immigrati, dove si riconosce che chi nasce sul suolo italiano deve essere italiano, dove si ringraziano i nuovi italiani venuti a far più bella, più ricca e più giusta la nostra comune Italia.