Mobilitiamoci anche noi per la crisi alimentare in Sahel
Non so quante persone siano informate di ciò che da mesi sta accadendo in alcuni stati africani della fascia sub sahariana. Sono notizie che non arrivano nelle nostre case o che non destano il nostro interesse perché troppo filtrate o semplicemente perché troppo scossi dall’ondata di crisi che si è abbattuta nelle nostre vite. Ma crediamo siamo giusto, come Ufficio Missionario ed associazione Amani Nyayo a dare voce ai nostri missionari e alle nostre Chiese sorelle per offrire un’ informazione diretta e reale di quanto sta accadendo in 5 stati del Sahel: Niger, Mauritania, Mali, Chad e Burkina Faso dichiarate zone ad alto rischio di insicurezza alimentare.
La Commissione europea ha deciso di portare a 123,5 milioni di Euro il suo contributo nella lotta alla crisi alimentare e questo appello è stato raccolto anche dallo stesso Papa Benedetto XVI il quale ha pregato la comunità internazionale di affrontare seriamente la questione dell’estrema povertà delle popolazioni del Sahel. Secondo i dati della Caritas della Diocesi di Kaya in Burkina Faso si registra un deficit di cereali di circa 152.462 tonnellate con una perdita di quasi il 20% in rapporto alla campagna agricola 2010/2011. Si calcola che a livello nazionale sono circa 170 i Comuni colpiti dalla crisi alimentare di cui ben 11 solo nella Diocesi di Kaya. Un dato assai rilevante se si considera lo stato di povertà strutturale in cui imperversa questo Stato.
Secondo Fewsnet (un sistema di allerta contro le situazioni di crisi alimentare finanziato dall’agenzia internazione per lo sviluppo) nei mesi da aprile a settembre si registrerà una forte crisi alimentare rispettivamente nelle zone a nord e a est del Burkina Faso a causa dell’arrivo di rifugiati maliani e dell’aumento dei prezzi dei cereali dovuto alla scarsità delle piogge e all’innalzamento della domanda. Il periodo che va da maggio a settembre rappresenta, infatti, l’intervallo temporale in cui gli agricoltori hanno terminato le proprie riserve di cibo e si apprestano alla semina per la raccolta di dicembre.
Nella sola Diocesi di Kaya sono ben 75.503 le famiglie costrette a ridurre il numero dei pasti accontentandosi di 1 solo pasto al giorno oppure di mangiare ogni 2 giorni. Molti sono i bambini obbligati a abbandonare la scuola, tante le famiglie costrette a migrare in cerca di lavoro verso le miniere d’oro esponendosi a gravi rischi per la salute, altre obbligate a “svendere” i propri capitali (capi di bestiame, servizi, attrezzature) per sfamare la propria prole.
Secondo il Presidente di Caritas internazionale Oscar Rodriguez Maradiaga “la situazione è grave ma se la comunità internazionale saprà attivarsi da subito per fronteggiare questo stato di allerta, potremmo evitare che si trasformi in una crisi irreversibile”. Cogliamo questo appello per invitare ognuno di noi a contribuire alla raccolta fondi e, al contempo, riflettere sui nostri stili di vita affinché si prenda coscienza che ogni nostra scelta/azione produce inevitabilmente degli effetti che condizionano l’esistenza se non addirittura determinano la sopravvivenza di intere popolazione del Sud del mondo.
Claudia Del Rosso
Responsabile Progetti di Cooperazione
Lucca, 03/05/2012
Per informazioni
Ufficio Missionario e ass.Amani Nyayo
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