Volontari e missione

Si chiama Simona Fortunato, studia medicina, ha 26 anni e sta preparando la sua tesi di laurea.
Si chiama Claudio Graziani, ma tutti lo chiamano Baldo, ha 51 anni e un passato da giocatore di calcio nella lucchese.
Si chiama Oliviero Ferrini, ha 70 anni, imprenditore del settore mobili “stile vecchia marina”, ora in pensione
Cosa hanno in comune queste 3 persone? Apparentemente niente, se non la voglia di ANDARE…….di partire alla riscoperta di se stessi e degli altri. Tutti e tre si sono ritrovati in Burkina Faso. Africa, nel villaggio di Tougourì dove da anni l’Arcidiocesi  di Lucca e l’ass.ne Amani Nyayo promuovono interventi di sviluppo nel campo dell’energia sostenibile, dell’ accesso all’acqua potabile, della formazione professionale, del microcredito, della lotta alla malnutrizione e dello sport.
C’è chi parte per raccogliere casi clinici e ultimare la tesi, chi parte per seguire dei progetti di cooperazione, chi, invece, parte per ritrovare se stesso. Ognuno di loro ha obiettivi diversi, ma tutti hanno compiuto una scelta di vita che li ha portati lontano da casa, dai propri affetti e dalle proprie certezze per ritrovare e tessere rapporti umani.  Rapporti indissolubili, con persone meravigliose le quali, come dice Simona “fanno di tutto per non farti sentire un’intrusa nella loro comunità”.
La prima cosa che ti viene detta prima di andare in Missione è questa: “non andare per fare ma per stare”. Non ti lasciare trascinare dall’entusiasmo del dover  ‘fare’ a tutti i costi, ma impara ad allenare gli occhi per osservare e le orecchie per ascoltare.
Nell’incontro con l’altro abbiamo due strade da poter percorrere: possiamo decidere di rimanere paralizzate dalla paura nel vedere quanto siamo diversi; oppure scegliere di aprire gli occhi e, con uno sguardo nuovo, lasciare spazio alla meraviglia.
Se vogliamo entrare nella vita della gente che incontriamo, In Italia come nel mondo, dobbiamo accantonare grandi progetti e desideri di cambiamenti, basta sedersi a tavola con loro, mischiandoci nella quotidianità e apprezzando le cose più semplici e invisibili.
Simona, per esempio, ha scelto di lavorare al fianco di personale qualificato all’interno del dispensario pediatrico per acquisire preziose informazioni per la compilazione della sua tesi, Baldo ha scelto di mettersi in prima linea lavorando “nella e per” la comunità con l’obiettivo di realizzare una struttura sportiva polivalente, Oliviero ha scelto la “famiglia”.
Letteralmente la parola crisi deriva dal greco Krisis che significa “momento che separa” e che porta inevitabilmente a una scelta, ecco che anche noi in questo momento storico siamo chiamati più che mai a prendere delle decisioni: scegliere di essere schiacciati dalla paura e dallo smarrimento chiudendoci in un cupo individualismo oppure farsi promotori di quei valori come l’amore, la verità, il senso di giustizia, il dovere di solidarietà e l’elogio delle differenze che ci spingono a andare incontro all’altro come a mio fratello. E in questo, ognuno di noi è chiamato a offrire il proprio contributo.

 

Volontari in Burkina Faso: